Quel giorno d'aprile in cui ti incontrai

scritto da lea notturne 88
Scritto 6 mesi fa • Pubblicato 6 mesi fa • Revisionato 6 mesi fa
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Autore del testo lea notturne 88

Testo: Quel giorno d'aprile in cui ti incontrai
di lea notturne 88

 Capitolo Zero: Il Suono della Luce
Il mondo si era spento per Koharu Fuyutsuki in un pomeriggio d'estate, otto anni prima che incontrasse Kakeru Mano. Aveva dodici anni, e il sole di Kyoto splendeva con la sfrontatezza tipica di agosto. Un incidente banale, un'auto che non aveva rispettato uno stop e un attimo di distrazione, aveva strappato via non solo la vista, ma anche una parte della sua innocenza. All'inizio c'era stato il buio, denso e oppressivo, un silenzio che inghiottiva i colori, le forme, persino i volti della mamma e del papà che stringevano le sue mani tra le loro.

Ma Koharu non era il tipo di persona che si arrendeva al buio. Se la vista le era stata tolta, gli altri sensi sembravano aver deciso di raddoppiare gli sforzi. Le dita, un tempo adatte solo a tenere matite colorate, erano diventate strumenti di scoperta. Imparò il Braille con una velocità sorprendente, le piccole protuberanze sulla carta un alfabeto segreto che le apriva nuovamente le porte dei libri. Si faceva la doccia ricordando la posizione degli shampoo, si vestiva abbinando i tessuti al tatto e al profumo, imparò a fare la spesa riconoscendo la forma delle verdure e il suono delle confezioni. Persino la cucina, un tempo dominio esclusivo di sua madre, divenne un suo campo di battaglia: il crepitio dell'olio, il profumo delle spezie, la consistenza della carne sotto le sue mani esperte.

"Se non posso vedere il mondo," diceva spesso ai suoi genitori, un sorriso incrollabile sulle labbra, "allora il mondo deve imparare a farsi sentire da me."

Era cresciuta con una resilienza che lasciava tutti senza fiato, una forza interiore che mascherava ogni traccia di vittimismo. Per chiunque la incontrasse, Koharu era una ragazza come tutte le altre, forse un po' più attenta ai dettagli sonori, un po' più incline a toccare per capire. La sua cecità non era una condanna, ma una lente attraverso cui percepiva il mondo in modo unico e profondo.

Quando arrivò il momento di lasciare Kyoto per l'università a Tokyo, l'eccitazione si mescolava a un velo di malinconia. Seduta con i suoi genitori nel piccolo caffè di famiglia, circondata dal profumo di caffè tostato e dolci appena sfornati, Koharu espresse un desiderio, con quella determinazione che la contraddistingueva.

"Mamma, Papà," disse, la sua voce squillante. "Un giorno, voglio lanciare io stessa i fuochi d'artificio. Non solo ascoltarli da lontano, ma sentire l'odore della polvere, il calore della miccia, e percepire lo scoppio che si propaga nell'aria, come se li stessi vedendo. Voglio sentirli con tutto il mio corpo."

I suoi genitori, abituati alla sua straordinaria forza d'animo, sorrisero, gli occhi lucidi d'amore e ammirazione. "Siamo sicuri che ci riuscirai, Koharu," disse sua madre, stringendole la mano. "Tutto quello che desideri, lo ottieni."

Pochi giorni dopo, Koharu si trasferì a Tokyo, un nuovo capitolo che iniziava con il rumore del treno e l'odore della grande città.

Nel frattempo, a Tokyo, Kakeru Mano conduceva la sua vita metodica e solitaria. Negli ultimi mesi prima dell'università, le sue giornate erano scandite da studi, fotografie e lunghe passeggiate per le strade della città. Spesso, senza saperlo, incrociava Koharu. Forse al mercato, dove lei si orientava con una naturalezza sorprendente, o in un parco, dove lei si fermava ad "ascoltare" il canto degli uccelli. Kakeru la notava – o meglio, notava la presenza insolita di una ragazza con un bastone bianco che sembrava navigare il caos cittadino con una grazia inaspettata – ma la sua natura riservata gli impediva qualsiasi interazione. Erano due punti in un'immensa tela, che si sfioravano senza toccarsi, ignari che il destino aveva già tracciato un percorso che li avrebbe portati dritti l'uno verso l'altra.

Presto, entrambi avrebbero varcato le porte dell'università. Presto, le aule, i corridoi e le mense avrebbero stretto il loro cerchio. E molto presto, si sarebbero resi conto che il loro incontro sarebbe stato molto più di un semplice incrocio di sguardi – o, nel caso di Koharu, di sensazioni – ma l'inizio di qualcosa di infinitamente più profondo.

Quel giorno d'aprile in cui ti incontrai testo di lea notturne 88
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